Mercoledì prossimo, 27 Maggio, alle 18, presso l’Hotel Lucrezia Borgia (via Gandini 63) ci sarà una breve presentazione del sottoscritto come candidato ferrarese alle europee 2009 nelle fila di Sinistra e Libertà (rappresentata a Ferrara da Sinistra Aperta). Interverranno anche Gennaro Migliore, portavoce nazionale di Sinistra e Libertà, ed alcuni esponenti locali del partito, tra cui Raffaele Atti, che ha anche gentilmente organizzato questo evento.
In quella occasione presenterò sicuramente il mio programma politico europeo (che potete trovare qui: http://ilprogettoarancione.wordpress.com/about/) ma, per quanto possibile, cercherò di parlare anche di Ferrara.
Visto il ruolo che mi sto candidando a ricoprire, infatti, è inevitabile che debba riflettere anche sul mio rapporto con la città da cui provengo. Lo faccio qui di seguito ad alta voce, in modo da intavolare una discussione con le persone interessate. Potete dire la vostra pubblicamente, usando i “commenti” di questo blog, oppure potete scrivermi in privato, all’indirizzo che trovate in calce all’articolo. Nei limiti del possibile, cerco di rispondere a tutti.
50 Km da qualunque cosa
Ferrara è nata (tra il VII e l’VIII secolo) come sede arcivescovile (San Giorgio) e si è sviluppata nel corso dei 10 secoli successivi come centro commerciale (prodotti agricoli, animali d’allevamento, etc.) grazie alla sua posizione strategica (quasi alla foce del Po, quasi al centro della più grande pianura italiana, cioè proprio là dove non c’era nient’altro). Questa sua posizione privilegiata (in quanto isolata) è stata la sua fortuna fintanto che l’economia è stata basata sull’agricoltura e sui trasporti marittimi e fluviali.
Questa stessa posizione è diventata la disgrazia di Ferrara quando l’economia è diventata di tipo industriale ed i trasporti si sono spostati su ferrovia e su strada (e quindi sul nodo di Bologna). Si è salvata dall’estinzione solo grazie alla ferrovia Bologna-Padova ed alla darsena fluviale (usata, un tempo, dal polichimico per i trasporti delle materie prime).
Questa stessa posizione isolata sta diventando il cappio al collo della città ora che l’economia si è spostata sui servizi (quasi tutti basati a Bologna) e sul turismo. Ferrara, infatti, si trova ora a circa un’ora di automobile o di treno da qualunque cosa. Un’ora d’auto o di treno da Bologna, un’ora d’auto o di treno da Padova, un’ora d’auto (il treno non c’è) dalla costa. Per visitare Ferrara bisogna venire apposta (non è “di strada” rispetto a niente) e lo si deve fare per vedere quattro cose in croce (Castello, Palazzo dei Diamanti, Cattedrale…). Se si vive a Ferrara, bsiogna mettere in conto due ore di viaggio al giorno per raggiungere il posto di lavoro (una all’andata ed una al ritorno) con dei costi che vanno dai 150 ai 300 euro al mese a persona.
L’isolamento geografico è una delle mie principali preoccupazioni per questa città. Se non si riesce a ricostruire una VERA rete di connessioni VELOCI con il resto del pianeta, Ferrara è destinata a chiudere i battenti entro qualche decennio.
Metropolitana ed Alta Velocità
Un primo passo avanti è stato fatto con l’Alta Velocità ferroviaria. Peccato però che la creazione di alcune “tratte” ad alta velocità in direzione nord/sud abbia avuto come effetto collaterale la crocifissione dei pendolari. Non credo che ci sia un altro termine per descrivere lo stato in cui si trovano ora queste persone.
A questo dovrebbe porre rimedio, come noto, la creazione di nuovi servizi “metropolitani” in varie direzioni. Un buon punto di partenza ma, francamente, ciò che occorre davvero a questa città è un servizio di treni veloci ed affidabili che la colleghi ogni 30 – 60 minuti a Bologna ed a Padova. E sto parlando di qualcosa di adatto ai pendolari, cioè qualcosa di simile ad una metropolitana leggera, non una fermata di un Eurostar a prenotazione obbligatoria.
Per quanto mi riguarda, quindi, farò di tutto perchè vengano fornite le risorse necessarie almeno per la creazione di un sistema di trasporto suburbano decente che colleghi Ferrara a Bologna, a Rovigo ed a Padova. Almeno questo ed il prima possibile. Ne va della sopravvivenza stessa di questa città.
Ravenna-Ferrara-Mantova
Personalmente, ho anche un mio piccolo “sogno”: quello di riuscire a ricreare un sistema di collegamento in direzione est/ovest (Mantova-Ferrara-Ravenna), che si affianchi a quello tradizionale nord/sud (Bologna-Ferrara-Padova), sia su ferrovia (che in parte già esiste e và “solo” potenziata) sia sui strada (ci sarebbe da completare la superstrada per Ravenna e da affiancare alla Virgiliana qualcosa di più adatto al XXI secolo, per cui si tratta di qualcosa di molto più impegnativo).
La ragione di questo mio sogno dovrebbe essere ovvia: raddoppiare i collegamenti permetterebbe di raddoppiare le opportunità di business e quindi quelle occupazionali. Pensate solo all’indotto del porto di Ravenna e del traffico turistico della costa…
Naturalmente, mi rendo conto che si tratta di un sogno (sono 50 anni che ci si prova…) ma ho ugualmente tutte le intenzioni di continuare a provarci.
Polichimico e Felisatti
Negli anni ‘60, al giovane ferrarese al primo impiego venivano presentati due dilemmi standard: FIAT 127 o R4, per quello che riguardava l’auto, e Montecatini o Felisatti per quello che riguardava il lavoro. Una scelta decisamente triste rispetto a quello che era possibile, ad esempio, a Bologna od a Padova. Adesso la scelta si è ulteriormente ristretta: FIAT Punto e basta (perchè non ci può permettere altro) e Polichimico e basta (perchè non è rimasto altro). Le alternative sono l’emigrazione ed il pendolarismo. Francamente, la situazione occupazionale di Ferrara è ormai intollerabile.
L’amministrazione comunale e provinciale sta tentando da decenni di portare qui altre aziende e creare nuovi posti di lavoro ed in questo avrà tutto il mio appoggio.
In questo, si badi bene, ho tutte le intenzioni di dare la priorità all’occupazione rispetto all’ambiente. Con questo non voglio dire che sono disposto ad avvelenare i miei concittadini, i miei parenti ed i miei amici per qualche dollaro in più. Di sicuro, però, certe posizioni ecologiste estremiste ed irrazionali non troveranno mai il mio appoggio. Molto semplicemente, questa città non può permettersi di rinunciare ad ancora altri posti di lavoro in nome di uno sfuggente “principio di cautela”. Se qualcuno vorrà il mio appoggio per fermare un qualunque progetto industriale in quest’area, sappia sin d’ora che dovrà presentarsi alla mia porta con solide prove scientifiche che dimostrino la necessità ineludibile di agire in tal senso. E fate attenzione: io non sono un politico di mestiere. Sono un tecnico. Per vostra fortuna o sfortuna, sono un chimico: so distinguere gli allarmi ingiustificati dalle preoccupazioni legittime.
A Ferrara abbiamo una tradizione ormai quasi secolare nella gestione di impianti. Non c’è quindi nessuna ragione di avere paura delle emissioni o dei rischi che questi impianti comportano: siamo perfettamente in grado di far marciare un impianto senza farcelo esplodere sotto il culo e senza avvelenarci. Di conseguenza, qualunque progetto industriale che possa portare occupazione in quest’area troverà il mio appoggio.
UNIFE
Mi dispiace doverlo dire ma, nonostante tutti gli sforzi dell’amministrazione Comunale e Provinciale e di quella dell’Ateneo, l’Università di Ferrara si sta trasformando sempre di più nella versione italiana di certe università di provincia americane dove gli studenti più ricchi e meno motivati vanno a fare “vita da college” coi soldi del papà. Come potete vedere, in città ci sono molti più “street-bar” e molti più “residence” che “start-up” e “spin-off”.
La ragione di questo declino accademico è ovvia: non ci sono soldi per fare ricerca degna di questo nome. Si riesce a fare, a malapena, un po’ di insegnamento e, qualche volta, si riesce a raccattare qualche dollaro avvallando con qualche ricerca le affermazioni di marketing di qualche dentifricio.
Così non può andare.
Chiedere soldi ai ministeri ed ai privati non serve. Non li hanno e, anche quando li hanno, preferiscono spenderli in altro modo.
Tuttavia, si può (e forse si deve) iniziare a ragionare in un altro modo. In alcuni settori, che vanno dall’informatica alla ricerca farmaceutica, molti laboratori in tutto il mondo stanno iniziando a sperimentare il modello di sviluppo “open source” che viene dal mondo Unix/Linux. Lo usano ormai per quasi qualunque cosa, dall’hardware dei computer ai farmaci.
L’idea è semplice: più laboratori collaborano liberamente con quello di cui dispongono e ciò che si ottiene và a vantaggio di tutti. Non si possono creare brevetti in questo modo ma si riesce almeno a fare ricerca VERA, a pubblicare articoli originali (fondamentali per le carriere dei ricercatori e per i finanziamenti) e si riesce a sviluppare tecnologia (buona per creare start-up e spin-off). Insomma, si riesce a fare il normale lavoro di una normale università, anche con finanziamenti veramente molto scarsi (come quelli abituali in Italia).
Può sembrare un’idiozia ma forse è una idea che andrebbe presa seriamente in considerazione anche qui da noi. Si può creare un circuito di ricercatori a livello europeo che ruoti attorno ad uno o più progetti “aperti”, non necessariamente legati all’informatica? Forse si.
Io ho tutte le intenzioni di provarci. Voglio provare a parlarne a livello europeo e voglio vedere se si può costruire un “framework” legislativo all’interno del quale organizzare il lavoro “open source” delle università. E voglio vedere UNIFE tra le università che provano ad utilizzarlo.
La nebbia nella testa
Se avete avuto la fortuna/sfortuna di lavorare un po’ “fuori dalle mura”, avrete notato come i ferraresi vengano spesso accusati di avere la nebbia anche dentro la testa. Si tratta di una critica dura ed offensiva ma ha una sua base di verità: l’isolamento geografico e la dipendenza dall’agricoltura hanno mantenuto Ferrara ferma ad un livello di sviluppo culturale molto basso fino all’avvento della TV e di Internet. Questo ritardo si fa sentire ancora adesso in certi ambiti come, ad esempio, la scarsa tendenza all’imprenditoria.
Ovviamente, le amministrazioni comunali e provinciali passate ed UNIFE hanno fatto molto per rimediare a questa situazione per cui ora possiamo vantare un ottimo livello di scolarizzazione e di “accademizzazione”. Sfortunatamente, nel frattempo qualcuno ha alzato l’asticella. Ora bisogna conoscere almeno l’inglese (parlato, e senza indecisioni!), magari una seconda lingua e, ovviamente, bisogna saper trattare coi computer. Soprattutto, bisogna saper badare a sé stessi e bisogna sapersi costruire una propria attività (c’è sempre meno lavoro dipendente su cui contare…)
In altri termini, bisogna conoscere più cose, saper fare più cose ed aprirsi la mente. Internet e la TV stanno facendo molto in questo senso ma non possono sostituirsi ad una esperienza REALE, vissuta nel modo fisico.
Per questa ragione, per quanto mi sarà possibile, farò tutto ciò che posso per dare ai nostri ragazzi la possibilità di fare una esperienza di studio e/o di lavoro “fuori dalle mura”, possibilmente in qualche paese di lingua inglese (che “paga” di più in termini professionali rispetto ad altre lingue). Non mi riferisco solo ai progetti Erasmus. Credo che su questo punto debbano darsi da fare anche le amministrazioni comunali, organizzando vari tipi di “campi scuola” o di altre occasioni di incontro, e molte associazioni di volontariato.
In particolare, credo che su scala europea sia tempo di organizzare qualche forma di progetto Erasmus tra la UE e gli USA. Su scala “locale”, credo che sia ora di usare i “gemellaggi” per qualcosa di più serio che le abuffate rituali. Credo che sia tempo di cercarsi una citta “gemella” in Europa o negli USA e scambiarsi davvero i ragazzini delle scuole durante l’estate, su base sistematica e continuativa.
Per quanto potrò farlo da Bruxelles, cercherò di favorire questo genere di attività.
Sicurezza, sicurezza…
Ferrara è un paesotto di 130.000 abitanti. Per capirci: la cittadina di Modesto, in California, che nel 1973 fu presa come emblema della provincia e del provincialismo da George Lucas per il film “American Graffiti”, ha 210.000 abitanti.
Di conseguenza, vi invito caldamente a riflettere prima di gridare all’allarme immigrazione ed all’allarme sicurezza (come pure prima di lamentarvi del traffico e dei parcheggi).
Tuttavia, il “problema sicurezza” esiste, qui come esiste ormai dovunque, e va affrontato.
Personalmente, credo che vada affrontato usando tre strumenti tra loro correlati: un buon sistema di videosorveglianza, un buon sistema di allarme ed un buon sistema di intervento rapido. Queste soluzioni sono le stesse che vado predicando da tempo e che intendo promuovere anche a livello europeo.
Sono un “hacktivist” che si occupa da decenni di privacy e quindo so benissimo cosa significano le telecamere nelle strade. Tuttavia, io voglio tante belle telecamere nelle strade. Questo perchè le telecamere sono, di fatto, l’unico modo di sorvegliare e rendere sicura una città senza arruolare in Polizia un terzo dei suoi abitanti. Per essere più precisi, credo che sia anche tempo di cominciare ad usare telecamere mobili (cioè “robot da pattugliamento”) in alcune aree. Credo anche che sia tempo di usare dei sistemi “attivi” insieme a queste telecamere, come degli altoparlanti che permettano di far sapere ai malintenzionati che qualcuno li sta guardando e che la Polizia sta arrivando.
La tecnologia può fare molto per restituirci la sicurezza che ci sembra di aver perso. Usiamola!
Sempre su questo tema, è mia intenzione fare di tutto per accelerare l’implementazione del numero di emergenza 112 europeo anche in Italia e quindi anche a Ferrara. Dovete sapere, infatti, che la normativa europea prevede (dal 2001) che ogni chiamata che arriva al 112 debba riportare anche le indicazioni relative alla posizione del telefono chiamante (in modo da poter spedire subito i soccorsi al posto giusto). La posizione del chiamante viene letta o dal contratto (per i telefoni fissi) o dalla “cella” chiamante (per i cellulari). L’Italia, dal 2004, è uno dei due o tre paesi (su 27) che ancora non ha implementato questo servizio. Questo servizio avrebbe sicuramente salvato molte vite in questi anni (ad esempio quella della Signora Reggiani, a Roma) ed avrebbe salvato molte donne da brutali aggressioni. Questo è quello che si può chiamare “un buon sistema di allarme”.
Per questa ragione, farò di tutto per costringere le solite Telecom, Vodafone e C. ad implementare questo servizio il prima possibile.
Infine, credo che sia tempo di adottare quasi ovunque in Europa, e quindi anche a Ferrara, il modello delle “unità di intervento rapido” adottato anni fa dalla Polizia di Napoli (i cosidetti “Falchi”). Come probabilmente sapete, si tratta di piccole unità, solitamente composte da due uomini e due motociclette, che pattugliano le strade e che possono intervenire in pochi secondi in qualunque punto della città senza restare bloccate dal traffico. Insieme ad un buon sistema di allarme, queste unità sono la risposta VERA all’esigenza di sicurezza che molte persone esprimono. Come potete capire, si tratta di qualcosa di un po’ più dinamico e di un po’ più efficace dei “poliziotti di quartiere” e delle ronde di Berlusconiana memoria.
Bene, queste sono le mie opinioni e le mie idee. Ora fatemi conoscere le vostre.
Alessandro Bottoni
alessandro.bottoni@infinito.it